Nei giorni scorsi, in diversi post e commenti, mi è capitato di nominare (ahimè) la dottoressa Maria Rita Gismondo, l’ormai noto direttore del Dipartimento di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. Questa signora ha raggiunto una certa fama mediatica attraverso le sue discutibili esternazioni, tra cui quella in cui affermava che era una follia questa emergenza, si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale.
Sono certo che non sia necessario commentare questa frase infelice: ci ha già pensato la storia a dimostrarne l’assurdità. Tuttavia, questa non è stata l’unica inesattezza raccontata dalla dottoressa, e tra le più assurde vi sono sicuramente quelle segnalate dal Patto Trasversale per la Scienza nel presentare una diffida a suo carico:
- “È una follia questa emergenza, si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale”, (23.2.2020).
- “non voglio sminuire il coronavirus ma la sua problematica rimane appena superiore all’influenza stagionale”, (1.3.2020).
- “tra poco il 60-70% della popolazione è positivo ma non dobbiamo preoccuparci, (13.3.2020).
- “l’epidemia potrebbe esser mutata, sta succedendo qualcosa di strano”, (21.3.2020).
- “Ora in tanti mi danno ragione sul coronavirus, ne farò un ciondolo”, (26.2.2020).
Tralasciando il fatto che un ciondolo dovrebbero farglielo gli italiani (uno di quelli pesanti, da mettere al collo prima di gettarla in mare), a queste preoccupanti affermazioni si sono poi sommate altre drammatiche uscite, come quelle secondo cui nel nostro paese non ci sarebbero morti per coronavirus: “sono tutti pazienti che sarebbero morti comunque”. No dottoressa, non è così. Perché tante persone potrebbero essere morte non direttamente a causa del SARS-CoV-2, ma in conseguenza della difficile situazione creatasi: gli ospedali al collasso, infatti, non riescono talvolta ad assicurare le giuste cure a tutti quanti. E questo causa morti. Morti che si sarebbero potute evitate, se non fosse stato per il virus.
Bisogna però dire che tutti possono sbagliare. E anche alla dottoressa Gismondo sarebbe dovuta essere garantita la possibilità di commettere qualche errore. Dopo tutto, anche altri scienziati avevano sottovalutato l’epidemia. Il problema, come già ampiamente discusso in altri post, è che la signora del Sacco non si è mai scusata per le sue idiozie, non ha mai detto pubblicamente di aver sbagliato, invitando magari chi le aveva dato retta a tornare sulla retta via… Al contrario, ha continuato a ricercare la notorietà entrando in polemica e screditando medici che, invece, cercavano giustamente di mettere in guardia politici e cittadini. Questo ha rappresentato un danno enorme, soprattutto nelle prime fasi.
Ma la cosa davvero grave è che, ancora oggi, le viene dato spazio sui mezzi di informazione, talvolta per avallare strampalate teorie del complotto, come accaduto ieri su diverse testate.
In particolare, le principali affermazioni che hanno segnato questo ennesimo tentativo di catturare un po’ di fama, giocando con la vita dei cittadini, sono le seguenti:
- “Nessuno può pretendere né mai saprà la verità”; certo, siamo tutti d’accordo, la verità assoluta è qualcosa di estremamente difficile da raggiungere. Questo però non mette sullo stesso piano le tesi probabili, quelle meno probabili e quelle decisamente errate. La tesi ufficiale potrà non essere vera al 100%, ma tenderà per natura stessa della scienza ad avvicinarvisi il più possibile.
- “L'ipotesi del complotto ha assunto un profilo ufficiale, in quanto un funzionario governativo cinese ha accusato gli Stati Uniti di averlo portato in modo involontario durante i Giochi internazionali dei militari di Wuhan a novembre del 2019”; no. Prima di tutto, non si tratta di un funzionario governativo, ma del portavoce di un ministro. Ma se anche si trattasse di un ministro, come può essere questa considerata una prova? In Italia abbiamo personaggi del calibro di Gunter Pauli e Rocco Casalino che parlano per il governo, e anche alcuni ministri ed ex ministri che rilanciano bufale riguardo la natura artificiale del virus.
Vogliamo davvero considerare il portavoce di un ministro cinese una fonte ufficiale? La presunta dichiarazione ufficiale, tra l’altro, proviene dal profilo Twitter del portavoce, non propriamente un canale ufficiale quindi. - “Uno studio del Kusuma School of Biological Sciences dell’università di Delhi ha evidenziato strane evidenze di inserti in coronavirus di proteine di Hiv, ma la ricerca è stata stranamente ritirata due giorni dopo la pubblicazione”; sembra singolare che un solo studio, ad oggi, abbia evidenziato questo elemento. Sarebbe lecito aspettarsi che se ci fosse qualcosa di vero altri ricercatori avrebbero “gridato” la notizia.
E questo ci conduce alla parte più triste di questo post. La dottoressa Gismondo ha verosimilmente ripreso queste pseudo-notizie dal canale YouTube di un noto complottista di cui non farò il nome, per evitare che abbia ulteriore visibilità. Siamo arrivati al drammatico momento in cui una scienziata utilizza come fonte per le proprie affermazioni un canale trovato nel web. Viene da chiedersi allora perché nessuno sia ancora intervenuto. La dottoressa, o presunta tale, dovrebbe essere prima di tutto rimossa dal ruolo che ricopre presso l’Ospedale Sacco di Milano, ed essere sospesa in attesa di indagini da parte delle autorità competenti. Nel frattempo, sarebbero opportune anche delle azioni ad opera dell’Ordine dei Medici.
Questo post, ad ogni modo, verrà segnalato ai componenti del Patto Trasversale per la Scienza, affinché queste ultime drammatiche dichiarazioni possano essere verificate ed eventualmente utilizzate per procedere ulteriormente nei confronti della dottoressa.
In questo triste scenario, però, è bene mettere in luce anche l’intervento positivo del professor Massimo Galli ai microfoni di Radio Capital. Potete trovare l’intervista integrale a questo link.
Il dottor Galli è professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell’Ospedale Sacco di Milano, per conto dell’Università degli Studi di Milano, ed è il direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dello stesso ospedale. Un collega della dottoressa, all’interno della stessa Azienda Ospedaliera. Riportiamo quindi le sue parole, riferite proprio alle ultime esternazioni della collega:
Sono francamente sconcertato. Mi lasci fuori da elementi di giudizio da questo punto di vista: in modo generale, comprendendo varie posizioni che ho sentito in questi termini, posso dire che molti colleghi hanno perso l’opportunità di tacere su cose che non sapevano. È imbarazzante per il sottoscritto: nel mio mestiere se non sei curioso e disponibile a leggere e studiare molto non riesci a lavorare. Non è nemmeno casuale che determinate affermazioni arrivano da persone che hanno più competenze di laboratorio e meno dal punto di vista epidemiologico e clinico. (Chi ha molta esperienza, ndr) si rende conto che sparare ipotesi, nell’ambito di mancanza di conoscenze, è qualcosa da cui bisognerebbe astenersi parecchio, altrimenti vale il discorso degli pseudo-esperti».
E ancora…
D’altro canto, io credo che quelli che hanno pensato di fare audience nel dichiarare che il Covid-19 fosse qualcosa di poco più di una banale influenza dovrebbero, se non altro, fare una solenne autocritica e magari ritirarsi in un dignitoso riserbo
Non credo sia necessario aggiungere altro, se non un sentito ringraziamento a chi, finalmente, ha messo a tacere una mina vagante di questo calibro. Dignitoso riserbo, le chiediamo solo questo dottoressa… Sparisca dalla nostre vite, e magari un giorno ci dimenticheremo di lei e delle sue affermazioni.