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Era impaziente, continuava a controllare nervosamente l'orologio in attesa che l'orario di chiusura del negozio giungesse.
Erano passati 25 lunghi anni spesi davanti e dietro il bancone, servendo gente di tutti i tipi..
Ripentendosi continuamente che quello sarebbe stato l'ultimo mese in quel dannato negozio e poi avrebbe cercato altro. Ma i giorni passavano, gli anni passavano e lei era sempre lì. Maledicendo quel posto che non poteva lasciare perché le servivano i soldi, maledicendo i clienti coi quali lei non voleva avere nulla a che fare ma che erano la sua unica compagnia.
Sognava una scrivania, un cartellino da timbrare e il silenzio di un ufficio. Non un negozio in una chiassosa via del centro, con la musica di sottofondo a impedirle di portare a termine un pensiero e un cliente sempre pronto a farle delle richieste assurde. A lavorare anche la domenica, i festivi mentre gli altri passeggiavano tranquillamente e entravano nel negozio per farle perdere tempo.
Non era mai stata una persona avventata, come avrebbe mai potuto lasciare il suo impiego senza averne un altro? E come avrebbe potuto cercare un altro impiego se passava tutte le sue giornate in quel negozio?
Odiava la sua titolare, sempre reduce da qualche festa mentre gli unici suoi momenti di svago erano le riffe al circolo parrocchiale. Sempre pronta a raccontare aneddoti divertenti, mentre lei era sempre in silenzio perché la cosa più divertente che le poteva capitare era vedere la signora Ricci addormentarsi durante il Bingo settimanale.
Sempre con i capelli alla moda, rosa nell'ultima occasione, mentre lei aveva pianto quando la sua parrucchiera aveva chiuso il suo salone, in cui lei andava da sempre e che ormai non le chiedeva neanche più che taglio o tinta dovesse farle, perché per 20 anni la risposta era stata sempre la stessa.
Era diventata una donna burbera e nella sua lunga carriera aveva visto passare tante giovani ragazze che dopo qualche anno di lavoro abbandonavano per lavorare altrove o per sposarsi e farsi una famiglia. Mentre lei era sempre lì, in cerca del coraggio di imitarle ma pronta a criticarle per non dover ammettere di essere una fallita.
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Guardava ogni centimetro di quel negozio da troppi anni per notare qualcosa che attirasse la sua attenzione. Qualche ricordo qui e lì, come quando quel famoso ciclista si era fermato proprio da lei per comprare un anello per la sua fidanzata.
Era assorta ripensando a quei lunghi anni gettati in quel negozio, quando una voce femminile interruppe il suo vagare per il viale dei ricordi:
"Mi scusi, mi aveva detto di tornare oggi a ritirare la collana.. è pronta?"
Guardava quella cliente ma non riusciva assolutamente a ricordare di cosa stesse parlando. In 25 anni non aveva mai dimenticato una consegna, un volto e adesso invece faticava a mettere a fuoco quella persona. Rispose quasi balbettando..
"Mi perdoni la domanda, mi può ricordare il suo nome?"
"Certo, sono la signora Rossi"
Controllò tra i gioielli in entrata e in effetti c'era il suo nome con l'appunto "da riparare e restituire giovedì." Era la sua calligrafia ma lei non ricordava nulla.
Mentre si chinava per controllare in cassaforte se la collana fosse lì, la cliente le urlò qualcosa ma lei non riusciva a capire nulla.. era tutto ovattato, sfocato... riacquistò un attimo di lucidità:
"Dico a lei" continuava ad urlare "la collana che indossa sotto la camicetta è mia!"
Girò lo sguardo verso lo specchio, allargò il collo della sua camicetta e in effetti la collana era lì al suo collo.. vertigini, la vista si fece di nuovo sfocata e le urla lontane. Chiuse gli occhi e si lasciò andare.
Riaprì gli occhi, era stesa per terra, c'era del sangue vicino al suo volto e le doleva la nuca... un dolore al petto stava per farle perdere nuovamente i sensi. Svenne ancora.
Sirene, concitazione. Una scossa, due, tre. Riprese conoscenza... un infarto, la sistemarono sulla barella per portarla sull'ambulanza ma lei sorrideva ancora, forse stava morendo..
..ma finalmente stava lasciando quel dannato negozio.