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...mi chiamo Urishilla e sono Italiana!
Così esordivo nel mio primo POST e così mi sento: ITALIANA.
Sono nata in Italia, parlo solo la lingua italiana. Qual è il problema, vi chiederete.
Il problema è il significato che diamo all'essere ITALIANI.
Ho la pelle scura, non dico nera ma comunque paragonabile a quella di un italiano che quando va al mare assume la colorazione di un extracomunitario. Ho anche i tratti somatici tipici di un'indiana: forma degli occhi, naso, colore degli occhi e capelli.
Insomma al primo sguardo si capisce che sono indiana, almeno nell'aspetto. Ma vesto, vivo e parlo come un'italiana, ho le abitudini di tutti i ragazzi della mia età e mangio esclusivamente secondo i dettami della dieta mediterranea. Mio padre, nonostante quello che penso di lui, è italiano e mia madre indiana.
SONO ITALIANA di nascita e tengo al mio paese.
Quindi mi chiedo cosa significhi realmente essere italiani, perchè anche se io lo sono al 100% vengo sempre classificata come la straniera.
Ho subito e tutt'oggi subisco delle discriminazioni per il mio aspetto e mi rendo conto che forse l'essere italiani parte dall'aspetto fisico, prima che da tutto il resto. Quindi forse non per determinate persone io non sarò mai Italiana, ma forse un ibrido, uno scherzo della natura.. non avrei altre parole per definirmi.
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L'ASILO E LA SCUOLA ELEMENTARE
All'asilo si è troppo piccoli e innocenti per fare i conti con la realtà delle cose. Non mi sono mai sentita discriminata, anzi i bambini spesso cercano il "diverso" per un'inconsapevole voglia di accrescere la loro conoscenza. Non ho dei ricordi così vividi ma quello che posso dire è che è stata una fase serena della mia vita.
Avevo grandi occhioni neri e capelli più neri della pece e anche le mamme dei miei compagni di avventura erano molto incuriosite dal mio aspetto, al punto da invitarmi sempre alle feste e fare grossi complimenti ai miei genitori adottivi.
Le cose cambiarono leggermente quando andai alla scuola elementare. C'era una consapevolezza diversa e già alcuni bambini cominciavano a fare delle battute che io spesso innocentemente non capivo. Ma era ancora tutto molto sopportabile, non mi provocavano dei sentimenti tali da doverci stare male. Quello che ricordo più nitidamente era qualche mancato invito alle feste di compleanno e il diverso atteggiamento di alcune mamme.. ma ero ancora troppo piccola per realizzare.
LA SCUOLA MEDIA E LE SUPERIORI
Qui le cose cambiarono nettamente. Gia durante le scuole medie cominciarono le prime battute, le prime esclusioni dai gruppetti che si formavano e alcuni sguardi storti da parte dei professori.
Se oggi è più frequente vedere ragazzi di colore o di etnie diverse frequentare le scuole italiane, 15 anni fa era una vera rarità. Aggiungete che ero nel profondo SUD che era solo una tappa di passaggio per gli extracomunitari che sognavano di andare a lavorare al nord.
Infatti nella mia classe ero l'unica ragazza che fisicamente mostrava delle differenze etniche rispetto agli altri e nell'intera scuola eravamo in due, perchè c'era il figlio di un senegalese che aveva aperto un'attività commerciale nella mia città.
Ricordo che qualche volta sono rientrata a casa in lacrime e anche che i miei genitori cercavano di farmi capire che i ragazzi sono così, molto superficiali ma non cattivi. Che le cose con l'avanzare del tempo sarebbero cambiate e che io sarei stata accettata per quello che ero: un'italiana.
E le cose cambiarono davvero: la terza media fu molto più divertente, avevo molte amicizie e non mi sentivo più esclusa. Superato il pregiudizio che spesso era inculcato da genitori ignoranti, venivo accettata per quello che ero realmente. Alcuni professori continuavano a cercare di mettermi in difficoltà, radicati nel loro modo antiquato di vedere il mondo ma nulla poterono fare contro il fatto che ero molto brava a scuola.
Ricordo con affetto il mio professore di religione che mi è sempre stato vicino andando anche contro i suoi colleghi per permettermi di superare le difficolta iniziali di cui ho parlato prima.
E venne il tempo delle superiori..
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Proprio quando ero perfettamente a mio agio e integrata nella mia classe, arrivò la fine dell'anno e con esso la prospettiva di dover affrontare un grosso cambiamento. Nuovi compagni, nuovi professori, nuovi genitori..
Temevo di dover riaffrontare le difficoltà che incontrai nei primi anni delle medie. Ma non potevo immaginare che sarebbe stato anche peggio...
LE SCUOLE SUPERIORI traghettano i ragazzi attraverso l'adolescenza verso la maturità e si sa che l'adolescenza è una delle fasi più delicate per un ragazzo o una ragazza. Anzi forse per una ragazza lo è anche di più, perchè cominciano i primi sbalzi ormonali e l'accettazione di un corpo che diventa molto diverso da quello di una ragazzina.
Una nuova classe.. il primo giorno lo ricordo come se fosse ieri perchè mi sentivo tutti gli occhi addosso. Al primo appello, ricordo la faccia del professore di italiano che diceva:
XXXXX Urishilla. Urishilla, ma che diavolo di nome è? Questi genitori che scelgono questi nomi strani ma non si rendono conto di che problemi possono creare ai propri figli!
Poi alzò lo sguardo dal registro di classe e mi vide lì, in piedi pronta a sfidarlo.
Abbiamo l'extracomunitaria tra noi, sarà un duro anno per me.. povero professore di Italiano.
Gli recitai l'Infinito di Leopardi a memoria guardandolo fisso negli occhi.. la sua risposta fu:
a imparare a memoria siamo tutti bravi, vedremo Urishilla.. vedremo.
Inutile dire che con lui non riuscii mai a superare l'otto come voto massimo e che l'italiano era la materia con il voto più basso. Per i primi tre anni delle superiori.
Quanto ai compagni, forse le cose erano anche peggiori. Spesso emarginata, mai coinvolta nei discorsi tra le le ragazze più in vista della classe mi ritrovavo a fare gruppo con i ragazzi e con le secchione.. emarginate anche loro a causa della loro intelligenza.
Ma l'episodio più brutto capitò quando un ragazzo che mi piaceva molto, che era nell'altra sezione, si fece avanti e ci mettemmo insieme. Dopo pochi giorni "pretendeva" di fare sesso e al mio diniego categorico cominciò a insultarmi con appellativi razzisti.
Disse che noi nere (che poi nera neanche lo ero e lo sono) eravamo tutte puttane e che non avevo i diritto di tirarmela così tanto.
NON NE AVEVO IL DIRITTO.
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Era il terzo superiore ed è stata la cosa più svilente che mi fosse capitata fino a quel momento. Mi aveva fatto sentire sporca, diversa, inferiore e questo solo per il mio aspetto non propriamente italiano o il mio nome "esotico". Il vero motivo era perchè forse avevo leso la sua immagine, perchè a stare con me mi stava facendo un favore e se si fosse diffusa la voce che non "gliela avevo data" lui sarebbe apparso uno sfigato.
Cominciai a segare la scuola, a non studiare più. Vedevo gli sguardi dei compagni e non sapevo se lui avesse parlato con qualcuno mettendo in giro strane voci su di me. Fatto sta che al mio passaggio sentivo sempre quel vociare fastidioso con quelli sguardi a metà tra compassione e scherno.
Stavo male e non volevo più andare a scuola. Per la prima volta nella mia vita mi sentivo non integrata, diversa, NON italiana.
I miei genitori furono convocati a scuola dopo una settimana consecutiva di assenza. Quando finirono di parlare con i professori non si arrabbiarono con me, mi abbracciarono forte.
Sento ancora la forza e l'amore di quell'abbraccio.
Avevano capito, sapevano che un momento come quello sarebbe arrivato. A casa mi presero da parte e mi raccontarono di mia madre. Avevo 16 anni ed è il giorno che ho descritto nel mio precedente POST.
Questo mi diede una forza incredibile, non volevo deluderli e non volevo vanificare il sacrificio della mia madre biologica. Tornai a scuola e mostrai una sicurezza che non avevo mai avuto. Una determinazione che mi portò anche ad affrontare il professore di Italiano per chiedere spiegazioni sul suo comportamento ostativo nei miei confronti.
Lui mi disse che aveva atteso quel chiarimento per tre lunghi anni.
Urishilla, sei una ragazza straordinaria e io stavo cercando in tutti i modi di provocare una tua reazione, di farti raggiungere una consapevolezza che nella vita ti sarà molto utile.
Hai un colore della pelle diverso, un aspetto diverso. La gente finirà sempre per discriminarti perchè non è pronta ad accettare la VERA INTEGRAZIONE delle persone di etnia diversa. Volevo solo farti capire quale sarà il mondo che ti aspetterà fuori da questa scuola e aiutarti ad affrontarlo con la giusta determinazione.
Sono contento di esserci riuscito prima della fine della tua esperienza in questa scuola. Adesso sai che puoi contare su di me per qualsiasi cosa.
Cambiò completamente atteggiamento, fu giusto nel giudicarmi e sempre aperto al dialogo, disponibile ad aiutarmi e a darmi consigli. Nacque un'amicizia che è durata fino all'anno scorso, quando un ictus lo ha ridotto quasi a un vegetale, incapace di ricordarsi di me. E devo ammettere che mi manca tanto...
... E CHE AVEVA COMPLETAMENTE RAGIONE quando mi parlava del mondo che mi avrebbe attesso al di fuori delle scuole superiori.
Ma questo ve lo racconterò nel prossimo post.
Un saluto, Uri.