Prologo
Nel precedente capitolo abbiamo seguito Boku nella spiaggia a sud dei Ducati mentre, suo malgrado, faceva una sconvolgente scoperta: i Viddar sono sbarcati nel Regno. Il capitolo è terminato proprio quando un'inquietante sagoma, illuminata dalla luce del fuoco acceso dagli stranieri a terra, compariva nella notte. In questo episodio saliremo a bordo delle Golette e cercheremo di scoprire qualcosa di più sul loro capitano.
Quella notte tutto andò secondo i piani. I suoi uomini erano approdati sull'Isola senza problemi e, come concordato, avevano acceso il fuoco di segnalazione per meno di un minuto. Ciò significava che tutto era andato per il verso giusto, non avevano incontrato nessuno ed erano riusciti a nascondere le lance senza problemi.
Óraekja aveva pazientemente atteso il segnale a diverse miglia di distanza e vedendo le fiamme sulla riva tirò un sospiro di sollievo. La notte successiva, al crepuscolo, un altro fuoco sulla spiaggia durò poco più di un minuto. Il suo bagliore fu intervallato per tre volte in rapida successione: i suoi uomini, come era stato ordinato loro, avevano catturato qualche indigeno e lo stavano comunicando. Adesso avevano un ostaggio da interrogare e dal quale carpire informazioni aggiuntive su quelle terre sconosciute.
Ora doveva aspettare solo un altro giorno. Se tutto fosse andato come aveva programmato, ci sarebbe stato il segnale che tanto attendeva.
Il giorno successivo, all'alba, si alzò agitato. Dopo essersi vestito, andò in infermeria per controllare le condizioni del figlio. L'uomo lo squadrò con disprezzo ma sembrava aver capito la lezione e si mise sugli attenti.
Buongiorno Sergente. Sei pronto a sbarcare?
Flóki rispose formalmente ma con estrema lentezza in segno di scherno:
Certamente... mio comandante...
Fin da giovane era stato un ragazzo duro da domare. Óraekja l'aveva forgiato con le armi, gli aveva imposto un regime militare rigidissimo e sottoposto ad allenamenti continui. Tutto ciò aveva reso l'uomo di fronte a lui molto forte sia fisicamente sia caratterialmente ma aveva sviluppato anche un odio viscerale verso il padre. Costui, in Flóki, aveva incarnato la figura dell'aguzzino e ne disprezzava l'arroganza ed il carattere a volte riflessivo.
Il capitano non diede peso al tono ed uscì dalla stanza senza ulteriori indugi. Dopo aver fatto il giro del ponte per verificare lo stato degli uomini, scese nella stiva a controllare le casse che custodiva gelosamente dal giorno della partenza. Infine risalì per verificare le condizioni delle corde che avrebbero usato il giorno successivo per calare l'attrezzatura. Compì i controlli tre volte di fila, ed alla fine andò nella sua cabina per riposare fino a sera.
Quella notte rimase sul ponte ad osservare in direzione dell'Isola fin dal crepuscolo e quando, dopo diverse ore, vide il fuoco accendersi ebbe un sussulto.
Ordinò subito di accendere le lanterne e di ammainare le vele. La Goletta non si mosse ma fu immediatamente visibile anche da lontano. L'enorme àncora la teneva saldamente ferma su una secca che avevano scoperto la settimana precedente a diverse miglia dalla costa. Il mare era calmo ed era una notte senza vento.
Quando vide delle luci provenire da est comprese che la Prasi si stava avvicinando a velocità ridotta. Dopo un'ora abbondante vide anche le lanterne della Skamkell arrivare dalla stessa direzione.
Entrambe le imbarcazioni si fermarono a poche decine di metri dalla sua Páll ed un tonfo sordo decretò il lancio delle rispettive ancore sulla secca.
Il tempo continuava a trascorrere lentamente. Dopo circa venti minuti il fuoco continuava ad ardere. Ciò voleva dire che non c'erano problemi e potevano procedere. Era arrivato il momento!
Óraekja diede l'ordine! In meno di un minuto tutte le lanterne, a parte quelle di poppa, si spensero. Lo stesso avvenne sulle altre Golette. L'àncora venne issata a bordo e dal ventre dell'imbarcazione si aprirono una ventina di bocche per fiancata dalle quali fuoriuscirono altrettanti maestosi remi.
Nel silenzio della notte si sentì un suono ritmico provenire dal profondo della Páll ed i remi iniziarono a muoversi all'unisono seguendo il ritmo impostato da quella percussione. La Goletta si mosse in direzione ovest e così fecero le due più piccole dietro di lei.
Dopo circa un'ora furono allineati con il falò e Óraekja ordinò di virare di babordo. Tanni, il timoniere, mosse l'enorme ruota facendogli compiere un giro completo in senso antiorario e quando la nave virò di novanta gradi, riportò il timone in posizione di riposo tale da far procedere l'imbarcazione in linea retta.
Quando le Golette arrivarono a circa trenta braccia dalla spiaggia si fermarono e gettarono le àncore a mare subendo un brusco arresto. Gli uomini sulla spiaggia domarono il falò in modo da fornire una buona illuminazione per accogliere i compagni ma senza essere visibili da lontano.
Le navi vomitarono in mare duecento uomini ognuna nel giro di pochi minuti. Dietro di loro furono calati alcuni stalloni e altri animali che pur assomigliando a dei cavalli avevano un aspetto alquanto curioso.
Óraekja fu il primo ad arrivare a terra ed attese l'arrivo di Leidólfr, capitano della Skammell e Gaukr capitano della Prasi.
Óraekja mandò a chiamare Ari che si materializzò dopo pochi secondi vicino a lui:
Signore, in base alle nostre rilevazioni, quest'insenatura dovrebbe consentirci di non essere visti da terra. La spiaggia è sufficientemente ampia per permettere ai nostri guerrieri di montare un campo per la notte. Un sentiero a venti passi a nord da qui, permette di salire lungo il pendio con una pendenza relativamente dolce e non dovremmo avere problemi ad arrivare in cima. Infine volevo informarti che abbiamo catturato un indigeno: è un ragazzino che avrà si e no una quindicina d'anni; si aggirava ieri mattina nei pressi della spiaggia.
Óraekja grugnì compiaciuto:
Accendi le lanterne ed emetti tre fasci di luce. Che le Golette tornino alla secca. Poi torna da me con il ragazzo.
Ari ubbidì e quando tornò dal capitano, quest'ultimo vide le imbarcazioni che stavano già prendendo il largo lasciando lui ed i suoi seicento uomini a riva.
Nel buio di quella notte senza luna, i suoni provenienti dalla spiaggia raccontavano il movimento di centinaia di asce, scudi e picche di ferro. Il campo fu pronto in pochi minuti e fu dentro una di queste tende che Óraekja insieme a Leidólfr e Gaukr accolsero Ari con l'ostaggio.
Quando il suo luogotenente entrò, il capitano notò subito il viso austero e fiero del ragazzino che l'uomo trascinava.
Bene, si preannunciava una notte intensa! Sicuramente quel ragazzo gli avrebbe dato filo da torcere ma il capitano non aveva premura. Sapeva di non essere visibile dall'interno dell'Isola e qualsiasi imbarcazione che si fosse trovata a passare da li sarebbe stata affondata dalle sue Golette. Avrebbe avuto tutto il tempo per un lungo e soddisfacente interrogatorio...
Nell'oscurità, in cima al declivio, una figura rimaneva immobile osservando l'attività sottostante. Boku era riuscito a risalire il pendio senza essere notato e quando vide un energumeno trascinare Nyf nella tenda di quello che sembrava essere il capo, decise che non c'era altro da vedere.
Ritornò silenziosamente sui propri passi e dopo essersi accertato di trovarsi a distanza di sicurezza, incominciò a correre come un forsennato verso il suo Signore.
L'assenza di luce naturale minacciava ad ogni passo di fargli rompere l'osso del collo ma il ragazzo sapeva che la situazione gli imponeva di correre quel rischio.
NB: la copertina ed eventuali altre immagini presenti nel presente post o in quelli della medesima saga sono state realizzate con il Servizio Canva avvalendosi delle immagini gratuite in esso disponibili ad uso gratuito.
Per orientarti nella geografia di questo racconto, ti consiglio di andare nel primo capitolo de *La Guerra dei Ducati e poi tornare qui: La Guerra dei Ducati. 01: una bussola per il lettore.
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